• Lupo, coesistere con il predatore è il giusto compromesso

Lupo, coesistere con il predatore è il giusto compromesso

Lupo, coesistere con il predatore è il giusto compromesso

 

La Conferenza finale del progetto LIFE WolfAlps, tenutasi a Trento dal 18 al 20 marzo, ha puntato i riflettori sul tema della convivenza uomo-lupo. Grazie a un ampio programma, trasversale e su più livelli che ha coinvolto oltre un migliaio di persone tra grande pubblico e specialisti, ha lasciato un importante messaggio alla platea: la coesistenza con il grande predatore è l'obiettivo da raggiungere. 

Prosegue l'attenzione del nostro giornale su questo tema: pubblicheremo, infatti, ogni settimana, tra gli articoli del nostro sito un contributo tratto dallo speciale 'Occhio, il lupo è tornato' in attesa di organizzare una sua presentazione - speriamo in tempi brevi - anche in Piemonte , dopo la 'prima' trentina

 

Almeno un articolo al giorno, negli ultimi cinque anni. Questa è la frequenza con cui i giornali si sono occupati del lupo, secondo quanto reso noto nella Conferenza finale del progetto Life WolfAlps, tenutasi a Trento dal 18 al 20 marzo scorsi e che ha offerto uno sguardo sul grande carnivoro a livello internazionale.

Basti pensare che soltanto la scorsa settimana è stata lanciata una petizione online 'contro' il lupo che ha fatto il giro dei Social e che ha fatto parlare molto di sé: partita da Bolzano, ha raccolto quasi 20mila firme in pochi giorni ed è stata lanciata dall'assessore altoatesino per l'agricoltura Arnold Schuler per chiedere più competenze alla Provincia autonoma in merito alla gestione del carnivoro.

Gli hanno fatto eco l'assessore trentino, Michele Dallapiccola che ha definito insufficienti le regole nazionali di gestione del predatore 'che impediscono qualsiasi forma di controllo' e perfino Reinhold Messner, il noto alpinista che già in passato aveva espresso analoga considerazione sulla cattura degli orsi problematici sulle montagne altoatesine e che ha appoggiato la posizione dell'assessore Schuler sulle pagine del Corriere della Sera che ha provocato non poco subbuglio nel consesso di quel Convegno che ha radunato oltre un migliaio di partecipanti tra: biologi, naturalisti, veterinari, zoologi, tecnici, studiosi, allevatori e semplici appassionati.

Ed è in quel contesto che è stato ricordato come lo stesso Messner, in un articolo pubblicato nel 1968 sulla Rivista Mensile del CAI, si rammaricava di una montagna in cui «l'impossibile era stato sgominato, il drago morto avvelenato e l'eroe Sigfrido disoccupato». Una montagna dell'impossibile che, invece, potrebbe vivere ancora in una coesistenza tra uomo e lupo, come ha spiegato Luigi Boitani, uno dei più importanti e autorevoli esperti sul lupo nell'illustrare la situazione europea dello stato di conservazione della specie, riportando importanti considerazioni del LCIE - Large Carnivore Initiative for Europe.

 

Il lupo, una specie opportunista

 

Preservare la specie lupo è difficile, sia su scala temporale che su scala spaziale, perché contrasta con la dimensione locale dei fenomeni che suscita la sua presenza.

Alcuni aspetti incentrati sulla sua conservazione sono stati risolti, a partire dalla qualità degli habitat: il lupo, infatti, è una specie opportunista, facilmente adattabile. Di contro, restano da risolvere altre questioni, come quelle legate alla sfera sociale e alla paura atavica che l'uomo ha nei confronti del predatore.
Oggi i lupi sono in espansione in Europa, si contano circa 15mila individui, per cui è corretto dire che è una specie minacciata localmente, ma non a livello europeo.

L'incremento della popolazione è dovuta a diversi fattori, come l'abbandono delle attività agricole in montagna e collina; l'azzeramento dei sussidi per queste attività; l'aumento delle prede selvatiche e le leggi di protezione emanate dall'Unione europea.

 

Le questioni irrisolte 

 

Di fronte a questa espansione, continuano ad avere importanza le questioni irrisolte per la conservazione della specie, come la frammentazione amministrativa che continua a caratterizzare la gestione della specie, sia tra diversi Paesi europei che a livello delle singole Regioni: il lupo non ha confini spaziali, proprio perché è un "generalista dell'habitat', e quindi diventa un problema quando si sposta e, ad esempio, da Cuneo arriva in Baviera, o in Germania oppure fino a Barcellona. Attraversando diversi Paesi, un mancato accordo tra Stati e Regioni nella gestione della specie, rappresenta un problema.

Anche il bracconaggio diffuso, che stermina ogni anno il 10-15% della specie è una questione irrisolta "che forse fa anche comodo rimanga tale', ha affermato Boitani. Il bracconaggio, infatti, continua a essere tollerato, in Italia ma anche nel resto d'Europa, perché evita di prelevare in maniera selettiva alcuni individui, faccenda che divide l'opinione pubblica.

Un'altra questione irrisolta è sicuramente il conflitto con la zootecnia: se ci fermiamo a riflettere, i danni da lupo, in termini economici, non sono così alti: "possibile che uno Stato europeo non abbia, in media, 5 milioni di euro l'anno per risarcire i danni da lupo?", si domanda Boitani. Il problema, infatti, non è economico ma occorre interrogarsi sul significato che acquisisce in una realtà zootecnia come la nostra, la perdita di ogni singola pecora.

Oggi sappiamo che esistono numerosi sistemi di prevenzione - reti, cani da guardanìa - ma è bene ricordare che sono applicabili in determinati contesti zootecnici: possiamo dire, ad esempio, ai pastori della Norvegia di usare le reti per recinti, quando loro hanno mediamente 2 milioni di pecore brade? In queste realtà così diverse, ci sono anche ambienti in cui il conflitto non è risolvibile. Si possono mettere in atto sistemi di prevenzione, di compensazione delle perdite, di controllo e monitoraggio del predatore, ma non è detto che si raggiunga il risultato sperato.
Che dire, poi, dei conflitti sociali legati alla presenza del lupo? Per i cacciatori, il carnivoro è un competitor che fa diminuire possibili trofei di caccia. Ci sono poi coloro che hanno paura del lupo, tanto da attribuirgli significati demoniaci,  ma anche coloro che lo venerano, tanto da considerarlo un animale sacro.

Mitologia a parte, la tutela della specie lupo porta con sé il noto problema dell'ibridazione con i cani, questione non ancora problematica in Italia ma già presente in altri Paesi europei.

 

Quale futuro per il grande predatore?

 

Chi si pone l'obiettivo di conservare questa specie, si trova di fronte a diversi livelli di complessità ecologica, ma sarebbe utile porsi una domanda: quale futuro immaginiamo per questo grande predatore?Quanti lupi vogliamo? Preferiamo fissare un tetto numerico di esemplari presenti in un dato territorio? Oppure un limite massimo di risorse economiche che ogni Stato è disposto a spendere per la sua conservazione? Qualcuno l'ha già fatto: la Svezia, la Francia, la Norvegia hanno stabilito un limite di spesa da destinare ai danni causati dal lupo.

Ci troveremo – già tra il 2030/2050 – di fronte a vaste aree europee abbandonate dove ci sarà più spazio per i grandi carnivori e dato il trend positivo dell'espansione della specie, dobbiamo decidere  - e in fretta - se vogliamo concentrare pochi lupi in poco spazio, oppure tanti lupi in ampi spazi come auspica lo stesso professore Boitani.

Ma qualsiasi siano i nostri 'auspici', una cosa è certa: la coesistenza con questo grande predatore sarà il giusto compromesso.

 

 

Emanuela Celona

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