• La storia fantastica di Natale

La storia fantastica di Natale

La storia fantastica di Natale

Facile per loro ordinarmi: «vai e vedrai che troverai la stalla». Sono ore che vago tra dune e paesini sperduti a domandare di una giovane donna, incinta, su di un asinello condotto da suo marito, ma nessuno sa nulla, oppure mi danno indicazioni sbagliate.

E sì che l’ho detto all’angelo guardiano di darmi il cellulare ultima generazione. Lì c’è Google Maps e con quello non avrei avuto problemi, mannaggia, ma no, è stato inflessibile e mi ha detto che bisognerà aspettare altri duemila anni prima di usarlo. Gli ho promesso che non l’avrei dato a nessuno e che appena sarei rientrato l’avrei riconsegnato. Niente da fare non ha voluto sentire ragione.

Il guaio è che dovrò dare l’annuncio appena sarà nato. Mi hanno detto che avverrà a mezzanotte e ormai manca poco, ma se non trovo la stalla giusta che figura ci faccio?”

L’Angelo era sfiduciato, anche se per ordine divino e il ruolo che ricopriva, non avrebbe dovuto esserlo, però lui lo era e questo lo turbava.

Ormai era notte e solo le stelle e il faccione della luna illuminavano il cammino del poveretto.

Quasi rassegnato, si fermò nell’ultimo paesello e lì finalmente lo indirizzarono verso una nuova direzione finché si trovò dinanzi a una grotta da dove usciva una debole luce.

«Ci sono - esultò ormai allo stremo – fossero stati più precisi l’avrei trovata prima, certo che se mi dicono di cercarli in una stalla e poi sono in una grotta...va beh, l’angelo superiore è nuovo e si sarà confuso sul luogo della nascita».

Entrò quasi di corsa, ma subito si fermò colpito dalla percezione che in quel misero luogo era avvenuto qualche cosa di straordinario e unico. Emozionato nell’osservare la donna con in braccio il neonato e l’uomo che li ammirava estasiato, si sentì avvolto dallo stesso amore che regnava in cielo al cospetto di Dio. 

«Ma come, è già nato? L’evento non doveva essere a mezzanotte?» Chiese con soggezione.

«È nato un po’ prima, con il parto non si è mai sicuri» rispose con dolcezza Maria mentre posava il piccolo Gesù nella mangiatoia.

«In ogni caso era l’ora che tu arrivassi» aggiunse sorridendo Giuseppe scrutando le stelle da una feritoia della grotta.

«Lo so, lo so, scusate, meno male che a Betlemme mi hanno indirizzato bene, altrimenti…non ci voglio pensare!»

L’Angelo si avvicinò alla mangiatoia e si inchinò ad adorare Gesù, ma prima di andare via si tolse il mantello di pecora e lo posò delicatamente sopra il neonato per scaldarlo.

«A me serviva per nascondere le ali» disse sorridendo a Maria mentre usciva per dare l’annuncio della nascita del Salvatore.

                                                                                  

                                                                                                                      Sergio Vigna

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