• Verrà il momento del tempo libero

Verrà il momento del tempo libero

Verrà il momento del tempo libero

La Pandemia ha modificato i nostri comportamenti: un cambiamento delle nostre abitudini e del nostro stile di vita che potrebbe avere effetti anche nel lungo periodo. Più passano i giorni, più cala la capacità di reagire mentre crescono le difficoltà sociali. Ma come ne usciremo fuori? E i parchi, potrebbero avere un ruolo nel tempo della 'ripresa'?

Ne abbiamo parlato con alcuni dei direttori del parchi del Piemonte. Cominciamo con le riflessioni e le considerazioni di Stefania Grella, direttrice dei Parchi Reali, alle porte di Torino.

«Voi che gestite parchi ecc. non potete fare nulla per eliminare questa limitazione totale delle nostre libertà di movimento?».

Questo ci ha chiesto un lettore sulla nostra pagina Facebook, all'inizio del lockdown: a proposito, lockdown è una parola di origine anglosassone, usata e abusata in questo periodo ma soltanto in Italia: altri Paesi, come la Spagna o la Francia, hanno preferito usare il proprio dizionario per descrivere il 'blocco totale' dovuto alla Pandemia.

Curioso, come gli italiani siano, ancora una volta, più disponibili nell'uso di parole di lingua inglese: almeno 113milioni di volte lockdown è comparso sui nostri media, secondo un'analisi condotta da Claudio Marazzini, socio corrispondente dell'Accademia delle Scienze di Torino.

La risposta alla domanda del nostro lettore è stata: «Non possiamo fare nulla, essendo consapevoli che la nostra libertà di movimento potrà essere riconquistata soltanto quando saremo liberi da Covid 19».

Anche se è sempre più difficile orientarsi tra chi sostiene che una passeggiata all'aria aperta, nel rispetto del distanziamento sociale, sia innocua e chi invece sostiene che sia meglio evitare (del resto, se facessimo tutti così...).

Fatto sta che le limitazioni alla nostra libertà di muoverci come, quando e dove vogliamo, imposte da Covid-19 - che non è il nome del virus, ma della malattia, perchè Il virus si chiama Sars-CoV-2 - resta probabilmente l'aspetto più pesante da sopportare in questa quarantena.

La Pandemia pare che abbia modificato i nostri comportamenti e i nostri atteggiamenti: un cambiamento delle nostre abitudini e del nostro stile di vita che potrebbe avere effetti anche nel lungo periodo.

Per questo SWG, Osservatorio continuativo sull'opinione pubblica italiana, ha reso noti i dati raccolti nella prima settimana di quarantena che si è caratterizzata, in Italia, da una crescente consapevolezza sulla gravità della situazione.

Una consapevolezza accompagnata da un forte sentimento di incertezza - per far fronte all'emergenza, gli italiani si sono dichiarati pronti al risparmio e alla riduzione delle spese - unito alla speranza che la situazione potesse risolversi nell'arco di due/tre mesi.

E se un italiano su due ha temuto (e teme) di poter contrarre il virus, la preoccupazione maggiore è rivolta ai propri familiari e, più passano i giorni, più cala la capacità di reagire mentre crescono le difficoltà sociali.

Ma come uscirne fuori?

Il ruolo dei parchi

Dello smart working adottato dal personale dei parchi abbiamo già scritto, così come del lavoro dei guardiaparco che non hanno smesso di essere in servizio sul territorio, adeguando comportamento e funzioni al contesto dell'emergenza.

Ma quale potrebbe essere il ruolo dei parchi nel futuro, prossimo venturo? Sars-CoV-2 lascerà il suo segno anche in questo ambito?

Secondo Giampiero Sammuri, presidente di Federparchi, i parchi potranno dare il proprio contributo, a partire dal personale che lavora nelle aree protette, giusto nel momento della 'ricostruzione' di questo Paese. «In questo periodo i parchi sono tutt'altro che fermi, anzi attraverso lo smart working, progettano, studiano, programmano; le attività di monitoraggio della fauna o di controllo del territorio continuano. Insomma ci si prepara al domani», ha dichiarato Sammuri.

Sappiamo che tutto ciò che è legato al tempo libero, probabilmente, riaprirà per ultimo. «Però, dice Sammuri, quello che viene valutato all'ultimo posto è tutt'altro che ininfluente sulla ripresa economica, ma anche psicologica del nostro Paese.

Il primo pensiero va al turismo e a tutto quello che a esso è legato, ma anche al commercio in senso lato, alle attività culturali, dello spettacolo e ricreative in genere. Oltre allo scontato rilievo economico di questi comparti, essi rappresentano la chiave anche per la ripresa psicologica del Paese.

Chi è stato in prima e in seconda linea arriverà stremato nel fisico e nella mente; ma anche chi, responsabilmente, non ha potuto fare di più che chiudersi in casa, interrompere contatti sociali e privarsi di tutte le attività del tempo libero, avrà bisogno di ritrovare il proprio equilibrio».

Ed è proprio a questo punto che i parchi potranno far sentire forte, tutto il loro valore: quando verrà il momento del tempo libero, saranno i primi a poter dare un contributo. «Potremo organizzare attività all'aria aperta, contingentando il numero delle persone e garantendo il rispetto delle distanze interpersonali, molto di più di quello che si può fare in luoghi chiusi. Vorremmo che i ministri della Salute, dell'Ambiente e dell'Interno valutassero l'uso dei parchi per il recupero psicofisico».

Quindi i parchi come contributo per l'anima, oltre che per far ripartire quella parte economica essenziale del nostro Paese, legata al turismo.

«Noi ci saremo, afferma il presidente di Federparchi. Perché i parchi ripartiranno prima».

Come i parchi del Piemonte vivono la lunga quarantena

Lo abbiamo chiesto ai direttori degli enti di gestione delle aree naturali protette della regione, raccogliendo loro pensieri e riflessioni. Cominciamo con Stefania Grella, direttrice dei Parchi Reali, area naturale protetta alle porte di Torino.

In questo periodo in cui il virus ha 'sospeso' la vita degli uomini, la natura non si ferma.

Quali effetti positivi, da un punto di vista naturalistico, hai potuto riscontrare sul tuo territorio, dopo settimane di 'quarantena'?

I Parchi Reali (La Mandria, Stupinigi e la Riserva della Vauda), sono realtà naturali alle porte della grande metropoli torinese che non sono in grado di vivere in maniera indipendente dall'uomo, a cui debbono la loro conservazione.

E' bensì vero che qui la natura lasciata a se stessa rischia di arretrare, poiché i parchi naturali non sono solo "oggetto di tutela", ma anche "soggetto che tutela". In tal senso l'Ente parco lotta costantemente per arginare specie invasive sia animali che vegetali, per difendere la biodiversità sopravvissuta e per contrastare fenomeni di inquinamento ambientale.

In questo periodo c'è il rischio, ad esempio, di non tenere a freno ungulati prolifici come i cinghiali, che sottostanno a specifici piani di contenimento su tutto il territorio regionale. E allora, mentre anche la caccia si è fermata, l'Ente sta proseguendo un'incessante opera di attuazione dei piani di abbattimento, attività indifferibile, nonostante in questo periodo si sia purtroppo interrotta la vendita dei capi abbattuti, pur se è ottima qualità del prodotto, come attestato dai controlli igienico-sanitari.

Con un po' di inventiva anche questa difficoltà è stata trasformata in una nuova opportunità per l'avvio a pieno regime, su di un'area allestita da qualche mese, del "carnaio", zona controllata di rilascio delle carcasse di animali (di cui scriviamo su Piemonte Parchi ndr) , molto apprezzato dai grandi rapaci, come le aquile che sono giunte in questi giorni a farci visita. Racconteremo di questa nuova iniziativa in un apposito articolo.

Tra gli effetti "buoni" del periodo, che abbiamo riscontrato vi è il ripopolarsi dei laghi nella Mandria di varie specie di animali (uccelli, pesci e speriamo a breve della testuggine europea). Anche in questo caso la natura non ha fatto da sola: si tratta di invasi artificiali, creati nell'ottocento dal re, che lo scorso anno è stato necessario "svuotare" per realizzare nuove sponde, canneti e isolette galleggianti dotate di "gabbie" a protezione della fauna ittica di più piccole dimensioni.

Sono effetti che avranno una durata nel tempo?

Non si può parlare di effetti duraturi nel tempo. Anche la riduzione dell'inquinamento che i satelliti hanno misurato in Cina e nella nostra pianura Padana, è qualcosa di strettamente correlato al blocco attuale, destinato a venir meno con il ritorno a quella che tutti considerano la "normalità".

Qualche scienziato sostiene che, in questo periodo, l'Umanità ha imparato a connettersi con la natura. Sei d'accordo?

Penso che per entrare in connessione con qualcosa, come con qualcuno, sia indispensabile venirci a contatto, frequentarlo, sviluppare cioè sensazioni, conoscenze, ricordi che suscitino interesse ed empatia. Questo periodo in cui l'Umanità è "incarcerata" e, in un certo senso, "esiliata dal mondo", non credo possa favorire un miglior rapporto presente o futuro con la natura.

Cosa significa tutelare il territorio ai tempi del virus?

Ogni giorno è dedicato in buona parte a seguire le mosse del nemico (il virus) e ad attuare ogni regola o raccomandazione venga emanata a livello statale, regionale o locale. In ogni caso la tutela del territorio prosegue, garantita in particolare dai guardiaparco che svolgono un quotidiano servizio di presidio in qualità di agenti di pubblica sicurezza e di polizia giudiziaria.

In parchi periurbani come La Mandria (ben più estesa della sola area recintata attualmente chiusa) e Stupinigi essi svolgono anche funzioni di controllo sulle attività di fruizione vietate per il possibile diffondersi del contagio.

Come si è organizzato il vostro Ente?

Ci siamo organizzati velocemente, da febbraio abbiamo implementato le dotazioni informatiche e i collegamenti. In breve tutti gli uffici sono stati posti in grado di operare da remoto, con impiegati in "lavoro agile", per quanto vi siano inevitabili problemi di sovraccarico e di connessione.

Pertanto l'area ambiente e l'area tecnica continuano a svolgere istruttorie e a fornire i pareri di competenza, oltre che a occuparsi di piani e progetti finanziati o da candidare a nuovi bandi. Il servizio fruizione prosegue nella comunicazione su sito web e social media dell'Ente, per mantenere vivo il dialogo con i cittadini, e sta preparando nuove proposte di visita per quando finalmente si potrà tornare a godere di questi spazi naturali.

Anche il Punto info è chiuso come sportello (si trovava al Ponte Verde) ma è attivo da remoto e contattabile ai soliti recapiti 011.4993381 info@parchireali.to.it

I guardiaparco, come già prima detto, sono in servizio sul territorio per mantenerne il controllo e per attuare i piani di gestione della fauna e gli indifferibili monitoraggi ambientali. Sono inoltre in corso i lavori non rinviabili riferiti a impianti, infrastrutture e viabilità, dal momento che nei parchi reali numerose sono le strutture funzionanti e abitate, seppure chiuse al pubblico in questo periodo.

Quale ricordo si porteranno dietro i parchi, di questo periodo?

Ci ricorderemo dei tanti gruppi di lavoro su watsapp e skype e di una chat attivata per restare connessi a distanza tra noi parchi piemontesi, dall'Ossola all'Appennino, passando dalle Cozie e dal Po, per fare il più possibile squadra (direi "branco") per superare insieme le difficoltà.

Personalmente ricorderò quest'anno, accanto all'impegno di direzione sugli 11.000 ettari dei Parchi Reali, la fatica di un incarico temporaneo, ad interim, alla direzione del Parco del Monviso, il "re di Pietra", che purtroppo sto guardando da lontano per i limiti negli spostamenti.

Dopo questa esperienza di privazione , le persone rivaluteranno l'importanza della tutela e della conservazione della Natura?

La speranza è che questa pandemia, la cui origine più accreditata è riconducibile al "salto di specie" di un virus, favorito dal consumo di animali selvatici in Cina, faccia comprendere come un simile commercio e consumo rappresenti non solo una grave minaccia per la biodiversità, ma anche un altissimo rischio di "spillover zoonotici" per l'uomo, da evitare in ogni modo.

Anche nella vita quotidiana abbiamo forse compreso gli importanti "servizi ecosistemici" che la Natura ci offre e di cui godiamo o necessitiamo: non solo l'aria (finalmente tornata respirabile), ma anche la bellezza che ci circonda.

Concludo, girandoti una domanda di un nostro lettore: "Ma voi dei parchi, non potete fare nulla per eliminare questa totale mancanza di libertà di movimento che ci è stata imposta"?

I parchi naturali, appena sarà possibile, metteranno a disposizione tantissimi spazi verdi per passeggiare, praticare sport, fruire di attività culturali e ricreative, ma molto dipenderà da come questo virus sconosciuto proseguirà la sua diffusione, e se ognuno userà la propria libertà nel rispetto delle regole, che tutelano la salute di tutti.

Perchè verrà il momento del tempo libero.

Emanuela Celona

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