• Escursionismo Estivo

SACRA DI SAN MICHELE 962 m


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Descrizione

In collaborazione con le Biblioteche Civiche del Comune di Torino

PARTENZA: escursione: S. Ambrogio di Torino 360 m

DISLIVELLO: 605 m

DIFFICOLTA’: E

TEMPO PERCORSO: 2 ore circa (andata)

RITROVO: ore 8 in c.so Regina Margherita ang. C.so Potenza (ex ist. Maffei)

PARTENZA: ore 8 e 15’

RIENTRO: indicativamente ore 18

MEZZO DI TRASPORTO: Auto proprie

ACCOMPAGNATORI:

Domenica Biolatto cell. 348 4024822

Franco Bergamasco cell. 335 7072997

Luisella Carrus cell. 349 2630930

Enrico Volpiano cell. 335 599 5142

EQUIPAGGIAMENTO: l’Escursione si svolge su sentiero e mulattiera ben segnalati. Sono necessari pedule o scarponi collaudati, zaino, pile, giacca a vento impermeabile, ombrello, guanti, borraccia. Utili i bastoncini telescopici

CARTOGRAFIA: Bassa Valle di Susa, Musinè, Val Sangone e Collina di Rivoli 1:25000 edizione Fraternali 1:25000

COSTI: Euro 3 per spese organizzative

Euro 8 adulti – Euro 6 (ragazzi fino a 18 anni e oltre 65) per visita guidata all’Abbazia

* NOTA: La Sottosezione U.E.T. del CAI TORINO raccomanda la copertura assicurativa infortuni disponibile ad euro 8,57 al giorno per i non soci (euro 5,57 infortuni e 3,00 soccorso alpino). Quota che deve essere versata entro e non oltre il giovedì pomeriggio precedente all’uscita agli accompagnatori fornendo i dati anagrafici

PERCORSO STRADALE: Da Torino per tangenziale, autostrada per il Frejus, uscita Avigliana proseguire su statale 25 fino a S. Ambrogio

ISCRIZIONI: presso il Centro Incontri CAI TORINO al Monte dei Cappuccini – Salita CAI Torino 12 il venerdì precedente l’escursione dalle ore 21 alle ore 23 oppure contattando gli accompagnatori

DESCRIZIONE DELL’ESCURSIONE

Dalla Chiesa di S. Ambrogio si percorre via Sacra di San Michele, fino a raggiungere una ripida stradina al cui culmine inizia una mulattiera selciata e sulla sinistra si incontra la prima delle grandi croci in pietra della Via Crucis disposte lungo il percorso; sulla roccia vi è la scritta S. Pietro km 1,830.

Il percorso prosegue su mulattiera a pendenza costante, si incontra un’area pic nic; dopo la seconda croce la vegetazione si fa più rada e si inizia a vedere la nostra meta sopra di noi e la Rocca della Sella e il Monte Civrari, posti sul versante opposto della valle di Susa. Troviamo un pilone votivo con l’immagine dell’Arcangelo S. Michele e dopo alcune svolte si raggiunge la borgata S. Pietro, si costeggia il muraglione che fa da sostegno alle case, 742 m.

Al termine del muraglione scorgiamo la strada asfaltata Avigliana - Colle Braida poco distante dalla mulattiera che ora svolta a destra nel bosco e dopo raggiunge il Colle della Croce Nera. Per strada asfaltata si raggiungono i ruderi del Sepolcro dei Morti e da qui, percorrendo un viale di cipressi si giunge all’Abbazia.

Alle ore 14 e 30’ è prevista la visita guidata all’Abbazia dopo la descrizione storica del monumento della dott.sa Elena Romanello.

Costo della visita: Euro 8,00 cad.

Euro 6,00 ragazzi fino a 18 anni e adulti superiore anni 65

NOTIZIE STORICHE

La Sacra di San Michele è il monumento simbolo del Piemonte. E’ posta sul Monte Pirchiriano a 962 m slm. e questo toponimo deriva da Porcarianus monte dei porci, così come Caprasio è il monte delle capre e Musinè degli asini. Questi nomi sono legati al culto dei Celti che sono state le prime popolazioni ad abitare la valle.

Questa grande costruzione ha origine forse verso il 400 d.C. quando i soldati romani cristiani del vicino Castrum costruirono due cappelle per il loro culto.

Verso l’anno 1000 Ugo di Montboisser ricco signore dell’Alvernia per scontare una vita non proprio santa, riceve l’ordine dal Papa Silvestro II di costruire un’Abbazia; acquista quindi i terreni del Monte Pirchiriano dal Marchese di Torino e su progetto dell’architetto Guglielmo da Volpiano costruisce una grande chiesa appoggiata su due ordini di fondamenta. La costruzione ha un aspetto molto ardito quasi militare e ricorda il complesso di Mont San Michel in Normandia.

L’Abbazia viene consegnata ai monaci Camaldolesi e successivamente al Benedettini; in seguito si amplia la chiesa per la presenza di un grande numero di monaci e questo ampliamento richiese un grande basamento per superare un dislivello di 20 metri all’interno del quale fu realizzato lo Scalone dei Morti.

In 300 anni l’Abbazia diventò estremamente importante per il potere economico frutto di donazioni e per la posizione strategica sulla strada di Francia; fu un punto di sosta e di incontro di grandi personaggi diretti ai santuari dell’Europa meridionale. Anche gli umili pellegrini trovavano ristoro presso questo convento.

I monaci rispettavano la regola benedettina e l’Abate, eletto dai monaci, governava l’andamento della comunità, amministrava la giustizia e per il potere che aveva era considerato un vero feudatario. Dalla metà del 1300 inizia la decadenza e nel 1600 il monastero fu soppresso. Subì saccheggi e solo nel 1836 il Re Carlo Alberto ottenne dal Papa Gregorio XVI di far amministrare l’Abbazia dai frati Rosminiani e di farvi trasferire le spoglie di 36 Principi Sabaudi, ora conservate in grandi sarcofagi di pietra, nella chiesa.

La Sacra di San Michele è uno dei più importanti monumenti medioevali del Piemonte e presenta degli autentici tesori artistici: la Loggia del Viretti, lo Scalone dei Morti, la Porta dello Zodiaco. All’interno della chiesa vi sono diversi affreschi: Il grande Affresco di Secondo Dal Bosco da Poirino del 1505 e l’Affresco della Leggenda ed altri del pittore Defendente Ferrari.

Isolati dal resto delle rovine del monastero, sono i ruderi della Torre della Bell’Alda; la leggenda narra che ai tempi in cui la valle era teatro di incursioni di eserciti mercenari, un gruppo di valligiani si rifugiò nell’Abbazia che però venne espugnata e quindi uccisi, solamente una ragazza di nome Alda molto bella, riuscì a salvarsi rifugiandosi nella torre e per sfuggire alla cattura preferì lanciarsi nel vuoto invocando la Madonna e fu soccorsa e salvata da due angeli. Raccontò la sua avventura ai compaesani che non le credettero e quindi lei decise di riprovare ma venne punita e si sfracellò e i compaesani affermarono che “ ’l toc pi gros a l’è l’ouria”.

Si fa presente che il raggiungimento della meta terrà conto delle condizioni meteo del momento e delle condizioni fisiche del gruppo e sarà deciso ad insindacabile giudizio degli accompagnatori


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